Vi siete mai chiestə perché se riceviamo cento commenti positivi sul nostro lavoro e una sola critica, tendiamo a concentrarci su quell’unico feedback negativo? O perché tendiamo a sopravvalutare gli episodi del passato in cui qualcosa è andato storto rispetto a quando è filato tutto liscio? A volte sembra che basti un piccolo fallimento per oscurare anni di successi 😔 Questo avviene a causa del bias della negatività: una tendenza del nostro cervello a dare più peso alle esperienze negative rispetto a quelle positive. Si tratta di un meccanismo evolutivo che ci ha permesso di sopravvivere, rendendo più salienti gli eventi spiacevoli e consentendo alla nostra specie di svilupparsi prestando maggiore attenzione ai pericoli. Le esperienze negative, infatti, attivano l’amigdala, la regione cerebrale legata alla paura e alla memoria, ed è proprio per questo che risultano così memorabili. Tuttavia, soffermarsi troppo sul bicchiere mezzo vuoto può renderci eccessivamente pessimisti, frenare la nostra crescita professionale, impattare sui rapporti personali e ridurre la nostra capacità di prendere decisioni equilibrate. Ecco perché è necessario attuare alcune strategie per contrastare il bias della negatività! Ad esempio: 🌱 Sforzarsi, di fronte a un evento negativo, di trovare almeno tre aspetti positivi che possano ricordarci che non tutto il male viene per nuocere. 🔍Chiedersi se, a distanza di mesi, quel singolo episodio sarà ancora rilevante per noi, in modo da iniziare a distaccarcene emotivamente. 🖼️Utilizzare una tecnica psicologica chiamata “reframing” che consiste nel contestualizzare la situazione adottando un punto di vista diverso, per esempio trasformando un fallimento personale in un’occasione di apprendimento, così da ridurne l’impatto emotivo. Allenare la nostra mente a non farsi influenzare troppo dal bias della negatività non significa ignorare i problemi, ma sviluppare una visione più equilibrata e lucida della realtà 👓 E a te è mai capitato di riconoscere questo bias? E se sì, quali strategie hai utilizzato per contrastarlo? Facci sapere la tua 😉
Humee
Risorse umane
Genova, Genova 578 follower
La formazione a misura di persona che ha l’intrattenimento nel DNA
Chi siamo
Humee è la formazione a misura di persona che ha l’intrattenimento nel DNA e la relazione come obiettivo. Usiamo uno stile semplice e diretto per trattare ciò in cui crediamo come la diversità e l’inclusione, il superamento del gap generazionale, il benessere digitale, il rapporto tra genitori e figli alla luce della tecnologia. Vogliamo creare la consapevolezza necessaria a potenziare la collaborazione tra persone. Riteniamo che il digitale possa essere un veicolo per l’apprendimento in grado di fare la differenza e di trasmettere concetti importanti attraverso il linguaggio pop tipico dell’intrattenimento.
- Sito Web
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https://www.humee.it/
Link esterno per Humee
- Settore
- Risorse umane
- Dimensioni dell’azienda
- 2-10 dipendenti
- Sede principale
- Genova, Genova
- Settori di competenza
- formazione, e-learning, psicologia, diversity & inclusion, benessere digitale, genitorialità digitale, soft skill, intrattenimento, contenuti web e gapgenerazionale
Località
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Principale
Via G. D'Annunzio
2/48A
Genova, Genova 16121, IT
Dipendenti presso Humee
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Rossana Ghillino
Video editor e Graphic designer • Content creator: progetto e do forma ai corsi di Humee by T Seed
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Ilaria Griffoni
Imprenditrice e Responsabile formazione digitale per Humee by T Seed
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Romina Soldati
Communication Consuelor presso Humee e Operatrice per il Centro per Non Subire Violenza (da Udi) asp
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Stefano Solari
Formatore • Content creator: progetto e scrivo corsi per Humee by T Seed
Aggiornamenti
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Quanto ne sai delle generazioni diverse dalla tua? “Ok boomer” è il gioco ideale per scoprirlo🎴 Noi l’abbiamo testato e pensiamo possa essere uno strumento efficace per affrontare in maniera giocosa e divertente il tema del gap intergenerazionale in azienda. Ma come funziona? A sfidarsi due squadre: la “Old School”, di cui fanno parte Boomer e Gen X e la “New School”, composta da Millennials e Gen Z. L’obiettivo del gioco è scoprire quanto è grande il gap generazionale cercando di rispondere correttamente a una serie di domande che riguardano le generazioni della squadra avversaria. È l’occasione per confrontarsi, conoscere e farsi conoscere in maniera giocosa e divertente - soprattutto se scatta un po’ di sana competizione😏 E, perché no, anche per sfatare un po’ di pregiudizi sulle generazioni diverse dalla nostra. Per il momento nel nostro ufficio siamo sull’1 a 1 ⚽🎯
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Buon Sconnessi Day a tuttə! 🌍📵 Cos’è lo Sconnessi Day? Si tratta di un’iniziativa che ci invita a staccare da Internet e a vivere un giorno intero in totale detox tecnologico. Ed è, soprattutto, un momento per fermarci e riflettere sul ruolo che le nuove tecnologie hanno nelle nostre vite 📲Pensateci, nell’era dell’iperconnessione, quanto tempo passiamo davanti a uno schermo? Quanto tempo dedichiamo davvero a noi stessə, senza essere bombardatə da notifiche, e-mail o messaggi? 💡L’obiettivo dello Sconnessi Day è proprio quello di prendere consapevolezza delle nostre abitudini digitali e riscoprire il valore della disconnessione. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di imparare a usarla con equilibrio e consapevolezza. È un’occasione per spegnere il telefono, riconnettersi con la realtà analogica che ci circonda e vivere davvero il presente. Se anche tu vuoi cogliere le palla al balzo e approfittare di questa giornata per metterti in gioco con una sana challenge analogica, sfoglia il carosello qui sotto, dove ti suggeriamo qualche consiglio per sopravvivere allo Sconnessi Day e staccare davvero la spina E se vi va, facci sapere - domani - come è andata 😉
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Qualche giorno fa siamo tornatə con il resto del gruppo Happily Srl - Società Benefit a fare un’esperienza di team building con le Escape Room 🔐 A mettersi in gioco, questa volta, le squadre Panda 🐼, Gatto 😸e Volpe 🦊 Anche questa occasione è stata utile per prendere consapevolezza di alcune dinamiche legate al gruppo e alle competenze trasversali che, il giorno dopo, abbiamo discusso e su cui ci siamo confrontatə. Ringraziamo tutte le persone che hanno partecipato e che hanno reso questo momento di condivisione reciproca davvero arricchente. Per noi è sempre stimolante accompagnare questo gruppo in continua crescita e siamo sempre entusiastə quando abbiamo l’opportunità di lavorare insieme ❤️
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Il nostro libro del mese a gennaio è stato “Un poliamore così grande” di Dania Piras ✨ Attraverso un linguaggio semplice ed efficace, arricchito dalle esperienze personali e testimonianze, l'autrice descrive la realtà del poliamore e delle non monogamie consensuali, evidenziando come aderire a un pensiero poliamoroso, a prescindere, possa essere utile a tuttə e in ogni tipo di relazione, anche alle persone monogame. Mettendo in discussione la narrazione di quello che viene comunemente inteso come “Vero Amore”, insieme a tutti i condizionamenti e le regole più o meno implicite della monogamia eteronormata, Piras fornisce infatti nuove prospettive e spunti di riflessione con cui guardare in maniera più consapevole al vasto mondo delle relazioni e a tutte le sue costellazioni ⭐ In particolare, una metafora che l’autrice ha riportato nel libro e che ci ha molto colpito è quella della botanica delle relazioni in cui queste vengono paragonate a delle piante di cui è necessario prendersi cura. Ma esattamente come piante diverse hanno esigenze diverse, lo stesso vale per le relazioni. Ecco perché è importante riflettere sul come ci prendiamo cura di quelle più significative per noi, che siano con i genitori, con lə figliə, con lə amicə e con lə partner 🌱 L’amore è infatti qualcosa che né si esaurisce né si consuma ma che può espandersi e arricchirsi attraverso il riconoscimento dei bisogni e delle emozioni di tutte le persone coinvolte. Si tratta di un processo in continua evoluzione in cui il consenso e la comunicazione rappresentano due pilastri fondamentali. Il consenso, come sottolinea l’autrice, è ancora un aspetto non abbastanza valorizzato dal sistema monogamo, in cui spesso viene dato per scontato oppure confuso con il dare o ricevere un permesso creando spesso uno squilibrio di potere che non rende la relazione veramente paritaria. Ecco perché la comunicazione, assertiva e non giudicante, intesa non solo come l’esprimere i propri bisogni ma soprattutto saper ascoltare quelli altrui è ciò che fa la differenza in qualsiasi scenario affettivo. Grazie a questo libro abbiamo compreso a fondo come il prendersi cura richieda un'alta responsabilità affettiva. Una responsabilità che comporta il mettersi in discussione, venire a patti con le proprie vulnerabilità, e non dare mai per scontato regole e aspettative. Perché prendersi cura significa vedere davvero le nostre relazioni e chiederci sempre cosa potremmo fare per renderle ancora più rigogliose 💚
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Cosa stai facendo per insegnare allə più piccolə la sicurezza in rete? Oggi, in occasione del Safer Internet Day, riflettiamo su un punto fondamentale: l’educazione digitale inizia in famiglia. Bambinə e ragazzə navigano il web con naturalezza, ma è compito delle figure di riferimento aiutarlə a sviluppare consapevolezza e responsabilità. Ecco cinque buone pratiche per accompagnare le nuove generazioni verso un uso sicuro e consapevole della rete: ✨ Dare il buon esempio. Le nuove generazioni apprendono osservando. Se vogliamo che usino il digitale in modo sano, dobbiamo essere noi per primə a mostrare un rapporto equilibrato con la tecnologia. Questo significa anche fare attenzione alla nostra privacy, evitando di condividere in modo superficiale dati personali o immagini di altrə, specialmente se minori. Essere consapevoli di cosa e come pubblichiamo aiuta a trasmettere il valore del rispetto online. 💬 Parlare apertamente, senza tabù. Evitare certi argomenti per paura o imbarazzo non aiuta. Cyberbullismo, truffe online, contenuti inappropriati: più ne parliamo in modo chiaro e accessibile, più lə giovani saranno prontə a gestire situazioni difficili. 📖 Usare esempi concreti. I divieti astratti servono a poco. Meglio raccontare casi reali (adatti all’età) per spiegare i comportamenti corretti, più che focalizzarsi solo sui pericoli. "Cosa faresti se…?" è un ottimo punto di partenza per un confronto costruttivo. ⚖️ Non solo rischi legali, ma anche responsabilità. Spesso si parla di quello che "non si può fare" online, ma è altrettanto importante far capire cosa è giusto fare. Ogni post, commento o condivisione ha un impatto sulle altre persone: promuovere il rispetto e l’empatia è fondamentale. 👀 Essere presenti non vuol dire controllare. Strumenti di parental control sono utili durante l’infanzia, ma la vera sicurezza nasce da una relazione di fiducia. Dimostrare interesse per il mondo digitale, chiedere fin da piccolə cosa guardano e con chi interagiscono è il primo passo per costruire un dialogo aperto e continuo. Tu quali strategie adotti in famiglia per educare alla sicurezza in rete? Raccontacelo nei commenti!
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Quante volte ti è capitato di avere opinioni diverse rispetto allə tuə collegə? E quante volte hai preferito tenerlo per te per paura di un possibile scontro? Ogni team è composto da persone con storie, punti di vista e personalità differenti. Questa diversità è una risorsa preziosa, perché porta nuove idee e soluzioni creative, ma allo stesso tempo può causare disaccordi che possono sfociare in veri e propri conflitti. Il conflitto sul posto di lavoro spesso viene visto con timore, come un qualcosa da evitare ad ogni costo. La paura di creare tensioni o di danneggiare le relazioni professionali può spingerci a ignorarlo o a far finta che non esista. Quando il conflitto viene negato o evitato, però, non solo non si risolvono le problematiche sottostanti, ma si rischia anche di compromettere la comunicazione e la collaborazione all’interno del team. Accettare il conflitto, piuttosto che temerlo, è il primo passo per trasformarlo in un'opportunità di crescita e miglioramento. Nel carosello scopriamo insieme come poterlo fare 👇
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Come in ogni altro ambiente, anche sul posto di lavoro sono inevitabili i conflitti🧨 Trovare le giuste modalità di gestione è la vera sfida per trasformarli in opportunità di crescita. E tu che tipo di comportamento hai in situazioni di conflitto? Partecipa al nostro sondaggio 👇
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Ti è mai capitato di provare una sensazione di vuoto mentale dopo aver passato ore a scorrere passivamente contenuti su Tik Tok? 😶🌫️ A questa sensazione di annebbiamento “post scrolling” ci si riferisce con un’espressione che è diventata via via sempre più popolare: “Brain Rot”, letteralmente, marciume cerebrale. Il brain rot avviene quando nutriamo la nostra mente di stimoli veloci, frammentati e poco profondi che possono, alla lunga, avere un effetto negativo sulle nostre capacità cognitive 🤯 Niente allarmismi però! Per quanto la diffusione di questo termine sia indicativa di un certo modo di fruire dei contenuti online – specialmente sui social - , allo stesso tempo può rappresentare un’occasione per ripensare il nostro rapporto con la tecnologia. La strategia, come sempre, non è demonizzare o eliminare il digitale dalla propria vita ma usarlo in modo consapevole, andando a modificare le proprie abitudini. Se ti abbiamo incuriosito sfoglia il carosello per saperne di più!