PECCATO ORIGINALE
In queste ore la piattaforma è inondata di post sulla parità di genere in relazione a quanto accaduto alle atlete italiane in queste Olimpiadi.
Sono, chiaramente (anche se per qualcuno ancora tanto chiaro non è), d'accordo sull'importanza di superare i bias culturali di genere.
Portare l'attenzione anche sugli aspetti che, a chi è distratto, sembrano "piccole cose" è un importante punto di partenza.
La possibilità di scegliere in base ai nostri gusti, attitudini e capacità dovrebbe essere assodata e, soprattutto, rispettata quindi, se gli uomini che partecipano alle Olimpiadi sono atleti con un nome e cognome, le donne sono atlete con un nome e cognome e non ragazze, amiche, Silvia eccetera.
Ma proveniamo da secoli di ruoli imposti dalla cultura e dalla religione e cambiare abitudini non è così automatico. Richiede tempo, riflessione e, soprattutto, mettere in atto comportamenti differenti.
Nel mio settore, la comunicazione telefonica, questi bias sono evidenti già dalla selezione del personale.
"Preferiamo prendere solo donne" è una frase ricorrente. "D'altronde, sono segretarie per natura perché sono più precise e portate per la chiacchiera." Oppure: "Sai, le donne le possiamo pagare di meno perché hanno già il marito/compagno che lavora." E ancora: "Per fortuna, possiamo anche evitare contratti regolari, loro sono anche più felici perché prendono il nero che arrotonda lo stipendio del marito e se poi rimangono incinte non ce le dobbiamo accollare."
Queste parole sono state pronunciate da donne, le ultime, in particolare, le ha dette una dirigente donna con due figli.
Parlare di parità di genere è facile. Metterla in pratica, molto meno.
I bias culturali che abbiamo interiorizzato influenzano spesso le azioni anche di chi parte con le migliori intenzioni e siamo bravissimi/e a giustificarle.
Sento espressioni come "in questo caso non potevo fare diversamente" oppure "so che è sbagliato, ma funziona così e non posso mica cambiare il mondo".
Dimostrano che, nel momento in cui ci "scontriamo" con queste situazioni, quando ci toccano da vicino, se, in qualche modo, minano i nostri interessi, ci sentiamo più giustificate/i a passare sopra a chi è "abituata" a soffrire e questo accade anche a donne che queste situazioni le hanno subite o, addirittura, continuano a subirle e non ci trovano nulla di strano, come se fosse una colpa da espiare.
Quindi, parliamo di parità di genere, inondiamo tutti i social, perché le parole hanno un grande potere, definiscono e modellano la nostra percezione del mondo e contribuiscono a portare avanti il cambiamento culturale, ma cerchiamo anche di agire di conseguenza quando la prossima donna busserà alla nostra porta.
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