Il 20 e 21 Maggio Corso sul Cambiamento etico scientifico della Pizza con Ciccio Vitiello! Coniugando la tradizione della grande pizza con eccellenze straordinarie, Vitiello ha saputo catturare l'interesse e l'apprezzamento del pubblico consumatore. Unisciti a noi per imparare le mosse giuste verso la pizza gastronomica e la perfetta liaison tra cucina e lievitazione che suscita emozioni uniche🍕✨ 📌Trovi tutte le informazioni sul sito, nella sez. Monografie
Post di Dolce & Salato - Scuola di Cucina e Pasticceria
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Occasione persa #MassimoBottura, nel podcast del fondatore di #Linkedin #ReidHoffman, disegna - come al solito con grande lungimiranza- il percorso che andrebbe intrapreso per chi ha l'ambizione imprenditoriale di portare la pizza italiana in giro per il mondo. Risultato: bordate di fischi. Illustri giornalisti del settore e altrettanti pizzaioli si sono scagliati (con più o meno delicatezza) contro di lui, ricordandogli come l'artigianalità della pizza non debba essere messa in discussione. Un po' come dire che le "Ferrari" di oggi non sono "fighe", perché una volta i bulloni erano avvitati a mano ed oggi no! Tralasciando che basterebbe ascoltare con attenzione il podcast per capire che non solo non mette in discussione l'artigianalità ma, al contrario, ne tesse le lodi e semmai cerca di reinterpretarla in chiave moderna, dandone una visione innovativa per il futuro. O, se volete, in chiave scalabile. D'altronde, chi meglio di lui ha saputo pescare dal passato e dalla tradizione enogastronomica italiana, senza mai rimanercene imbrigliato, per proporre una delle migliori interpretazioni moderne della cucina italiana. Eppure, guai a toccare il processo produttivo della pizza. Io credo che ci sia poca Italia in giro per il mondo: le principali catene di pizzeria planetarie non sono italiane e noi, a mala pena, usciamo dai confini nostrani. Ed è per questo che non riusciamo quanto dovremmo a diffondere il nostro standard di gusto, la nostra cultura alimentare, il nostro stile (vedasi i francesi con lo Champagne). Ci sono decine di catene internazionali che si spacciano per italiane e tante di loro sono percepite come italiane, senza esserlo veramente e diventando immeritatamente il riferimento di italianità del mercato locale. E, attenzione, che qualcuna di loro inizia a fare anche un buon prodotto, una su tutte: Grosso Napoletano in Spagna (di italiano hanno solo il nome ma, tant'è, loro ne hanno già aperte più 20, di cui 17 nella sola Madrid). . Chiunque abbia più di 5 pizzerie e non ha "realisticamente" l'ambizione di poterne aprire almeno 1.000 in giro per il mondo, è una catena che non ce l'ha fatta. Lui ha semplicemente indicato il percorso per essere finalmente vincitori all'estero (e questo farebbe molto bene anche in Patria). Condivido al 100% il suo pensiero ed è esattamente lì che vogliamo portare #Fradiavolo.
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Non sappiamo in voi, ma sentir dire o leggere per l’ennesima volta «fra tradizione e innovazione…» in articoli e interviste legati al mondo della cucina produce in noi gli stessi effetti degli abusati «top» o «carbocrema»: noia, disagio e insofferenza. Ci innervosiamo perché detestiamo i tormentoni linguistici ma, soprattutto, perché sarebbe ora di prendere atto che non esiste la tradizione per come ce l’hanno propinata negli ultimi decenni – trattasi piuttosto di ottimo storytelling, come sostengono da un po’ gli autori del podcast DOI –, e che l’innovazione è un processo imprescindibile per ogni forma di vita, arte o mestiere. Insomma, aria fritta. È anche vero che, a questo punto della storia, è difficile inventarsi qualcosa di mai sperimentato prima. Basta (si fa per dire…) cercare nei giusti ricettari del passato per accorgersene. Ne abbiamo letti parecchi, negli ultimi anni, soprattutto del periodo tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento, e, nel nostro piccolo, abbiamo imparato che l’arte culinaria è un moto continuo, perenne, dove l’avanguardia guarda al futuro nutrendosi del presente e amalgamandolo al passato. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, in natura come in cucina. Condite con infinite variabili sociali, commerciali, economiche, politiche, tecnologiche e il gioco è fatto. Prendiamo, per esempio, la pizza, il cibo che percepiamo come più rappresentativo della nostra identità nazionale. Grazie agli studi di Luca Cesari e al lavoro di ricerca del duo di Doi, Alberto Grandi e Daniele Soffiati, ora sappiamo, ad esempio, che la grande popolarità della pizza, qui in Italia, si deve agli italiani emigrati in America e poi tornati in patria con soldi e know-how. E che la leggenda legata alla pizza Margherita è, in sostanza, una bufala. Articolo di SAMANTA CORNAVIERA #pizzaallazingara #pizzagourmet #storiadellacucina #corradoscaglione #linkiesta #gastronomika
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L'importanza della varietà nel reparto pane della GDO Nei supermercati si vendono i prodotti più classici: baguette, ciabatta, pugliese... con poche referenze si compone la stragrande maggioranza del fatturato. Perché allora tenere la Pagnotta Rustica Multicereali? Perché in tanti comprano il pane tutti i giorni e quindi visitano il supermercato quotidianamente anche solo per quel motivo. Attrarre anche i clienti più esigenti in fatto di pane significa avere diverse persone in piú che girano tra gli scaffali. Ogni giorno. Mica poco. Sei del settore? Organizziamo una degustazione: https://lnkd.in/e_MN9Ns9
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In #Italia ci sono #40mila pizzerie - di cui il 10% in Campania - e 15mila nell'asporto, numeri importanti. Un settore in grande crescita ma ancora non 'maturo'" ha detto Massimo Di Porzio, presidente @Fipe Confcommercio Campania, in occasione del varo, a Napoli nei giorni scorsi, dell'#Osservatorio socio-economico della pizza napoletana, Uno strumento per aiutare gli imprenditori a capire dove va il mercato, nato per iniziativa dell'Avpn (Associazione Verace Pizza Napoletana) insieme con University of Naples ‘Parthenope’, Cnr/Dipartimento Scienze Umane e Sociali Patrimonio Culturale, Fipe-Confcommercio campana. Il comparto, secondo una stima Coldiretti, muove un fatturato di oltre #15miliardi l'anno, con un'occupazione di circa #100000addetti a tempo pieno e altrettanti 100.000 nei fine settimana. https://lnkd.in/dWYVS7-f In Italia il boom si registra anche nelle consegne a domicilio, con un consumo di pizza che, secondo dati del food delivery Just Eat, ha raggiunto circa 5,12 #milioni di chili ordinati, con una media giornaliera di oltre #14000chili. E le classiche Margherita, Diavola e Capricciosa sono le più richieste. Conquistato anche il Sigep - ITALIAN EXHIBITION GROUP che, alla 46/a edizione in programma a Rimini dal 18 al 22 gennaio, aggiunge tra gli spazi espositivi quello dedicato al settore #Pizza. https://lnkd.in/db6MQZtz
Pizza day, Italia celebra la tonda che vale oltre 15 miliardi - Ultima ora - Ansa.it
ansa.it
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📅 Attenzione! Cambio data: il corso non si terrà più il 20 e 21 maggio, ma il 10 e 11 giugno. 📅 Corso sul cambiamento etico scientifico della Pizza con Ciccio Vitiello✨ Unisciti a noi per scoprire come la tradizione della pizza si unisce all'innovazione culinaria🍕 📌Trovi tutte le informazioni sul sito, nella sez. Monografie
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📅 Attenzione! Cambio data: il corso non si terrà più il 20 e 21 maggio, ma il 10 e 11 giugno. 📅 Corso sul cambiamento etico scientifico della Pizza con Ciccio Vitiello✨ Unisciti a noi per scoprire come la tradizione della pizza si unisce all'innovazione culinaria🍕 📌Trovi tutte le informazioni sul sito, nella sez. Monografie
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Molini Pizzuti Tutto il potere della Farina dal 1953. Da oltre settant'anni Molini Pizzuti traduce l’amore per il territorio e per l’innovazione in farine e miscele di eccellenza riconosciute in tutto il mondo. In un mercato globale affollato, granulare e competitivo, è risultato inevitabile far emergere concretamente lo storico e longevo operato dell’azienda. Attraverso il processo di rebranding abbiamo supportato Molini Pizzuti nella definizione di nuova visione: spingere i confini della pizza (il core business dell’azienda) verso nuove dimensioni, garantendo la più elevata qualità del suo ingrediente chiave. Promuovere la cultura ed il rispetto della materia prima è stata la chiave per iniziare a scardinare l’assunto “farina/al prezzo più basso”, facendo luce sugli aspetti peculiari del prodotto, aldilà della destinazione d’uso. In questo modo, oltre la pizza, l’azienda sta confermando la propria competenza nei settori affini: pasticceria, panificazione, pasta etc. Il rebranding, sia aziendale che dell’intera line-up dei prodotti, è il risultato di una permutazione di elementi che spaziano dagli archivi storici dell’azienda alla corrente artistica del neoplasticismo, passando dal design formale e rigoroso di matrice internazionale che definisce un pattern infinito in evoluzione continua.
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Ritorna l’appuntamento dedicato al mondo della pizza, in un evento strutturato per il settore e forgiato come un momento che ha in sé un’anima tecnica, ma anche esperienziale. Dal 2007, infatti, Petra Molino Quaglia, azienda veneta del mondo delle farine, ha cercato di realizzare un progetto in grado di creare connessioni tra i professionisti, spingendoli allo stesso tempo verso un percorso formativo atto a mescolare le carte e disegnare un profilo nuovo e contemporaneo della pizza in Italia. Quest’anno PizzaUp®️ si sposta a Venezia, nell’Hotel Monaco & Grand Canal, con una due giorni, dal 4 al 5 novembre, incentrata su una visione imprenditoriale della pizza e sul dialogo tra i diversi approcci al mercato. Il nome di questa nuova edizione, intitolata “Pizzaioli in catene”, vuole infatti mettere l’accento proprio sull’evoluzione del segmento pizzeria e sulla sua crescita, a partire dalle piccole imprese, anche familiari, che hanno l’obbligo di reinventarsi di fronte a un mercato in perenne cambiamento e sempre più esigente. Ecco perché nelle due giornate di lavoro si affronteranno temi tecnici, economici e sociali, mettendo a confronto diversi pizzaioli, con dibattiti sul dilemma essenziale che esiste tra il rimanere artigiani o lo sviluppare modelli di impresa alternativi per raggiungere una piena sostenibilità economica e sociale. Articolo di Giulia Salis #pizzaup2024 #petramolinoquaglia #PizzaioliInCatene #venezia #linkiesta #gastronomika
Pizzaioli in aula - Linkiesta.it
https://www.linkiesta.it
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Ultimamente sulla pagina di Tequiero Tequila arrivano diversi tag a storie in cui troviamo altri brand di tequila e la nostra lattina Tequiero Premix Paloma. Tequiero Premix Paloma nasce da una mia intuizione e ha come obiettivo quello di dare la possibilità al consumatore di poter bere il tequila non solo come shot ma anche come drink, esattamente come succede già con vodka-red bull o gin-tonic. Il fatto che gli addetti ai lavori stiano iniziando a capirne la potenzialità, usandolo con tutti i tequila e non solo con Tequiero Tequila, e il fatto che i consumatori ci tagghino sui social rende questo percorso ancora più affascinante e curioso. Credo che il consumo del tequila in Italia sul grande pubblico stia facendo fatica a decollare anche per la scarsa analisi sul comportamento del consumatore. Ci sono multinazionali che spendono milioni per fare copia e incolla di quello che funziona dall’altra parte del Mondo e questo purtroppo non aiuta. #tequila #tequiero #premixpaloma
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La Salatura dei nostri Prosciutti DOK Il San Daniele DOP si fa solo con carni pregiate di soli suini pesanti italiani della pianura Padana, tecniche antiche con salature studiate e, ovviamente, la ricetta DOK. Noi usiamo solo il sale del Gargano, dalle saline di Margherita di Savoia. E poi tanta manualità e sapienza. Nel nostro laboratorio arrivano le cosce fresche. Qui i maestri prosciuttai le lavorano applicando il sale e il freddo. Gli unici due ingredienti, che insieme al tempo, danno inizio alla salagione, che dura un giorno per chilo di carne. Al termine, la coscia è pronta per essere spazzolata e pressata. E' qui che comincia a prendere forma la DOP. La tecnica della pressatura è esclusiva del San Daniele - la coscia viene tenuta in pressa tra due assi di legno per circa sette giorni, allo scopo di far penetrare al meglio il sale. Qui acquista la forma schiacciata "a chitarra", tipica del nostro prosciutto". A questo punto può avere inizio la stagionatura vera e propria, le cosce vengono appese nelle cantine fredde per replicare la produzione storica del "Vernengo" il San Daniele prodotto in inverno fino agli anni '70, quando cominciarono ad arrivare i frigoriferi anche nei prosciuttifici. Deve essere inverno quindi, per alcune settimane, poi una doccia di acqua tiepida, lava il sale in eccesso e con l'aiuto del sole si fanno ripartire le fermentazioni "buone". Questo ci permette di togliere il sapore di animale alla carne e di dare vita al prosciutto.
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