Notti magiche o notti da incubo? Nei giorni dell'eliminazione dell'Italia dall'Europeo di Calcio il pensiero va ad un dato che ci preoccupa molto: la violenza domestica raggiunge un picco tra le 8 e le 10 ore dopo la fine della partita, specie quando la squadra del cuore perde. In questi giorni l'euforia calcistica può alternarsi e emozioni estremamente negative, che spesso sfociano in violenza domestica. In realtà non sono il calcio, o lo sport, o il consumo di alcool il problema. La violenza sulle donne non è direttamente correlata ai risultati sportivi, ma alcuni studi condotti in Inghilterra, in Canada e negli Stati Uniti riportano un aumento dei casi di denuncia di violenza a valle di eventi sportivi importanti. (per approfondire leggete l'articolo di Eugenia Nicolosi su Fem di Repubblica: https://lnkd.in/d6vpi2UB). Ma un dato è facilmente comprensibile. C'è un problema nel mondo maschile che riguarda come viene vissuta e risolta la frustrazione. Questo è un aspetto decisamente più interessante perché al di là del dato su violenza e risultati sportivi è il meccanismo della frustrazione che va disinnescato. Soprattutto nella risposta violenta praticata per non essere stati educati a vivere il dolore e il malessere legato a questa emozione. Anche per queste situazioni Save The Woman ha creato il #chatbot #nonpossoparlare. Una tecnologia a cui rivolgersi in modo discreto per porre domande e chiedere aiuto (https://lnkd.in/dkkvF3uK). #savethewoman #europei #violenza #domestica #sport #frustrazione Rosella Scalone Eugenia Nicolosi Eugenia Romanelli Simonetta De Luca Musella rosy musciarelli Rota Roberta Artemisia Centro Antiviolenza Inclusione Donna Fondazione Libellula Lega Serie A CONI FIGC - Federazione Italiana Giuoco Calcio
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Il valore del #segno sul viso: un potente strumento di #comunicazione, ma è sufficiente? Negli ultimi giorni, due segni sul viso hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica, unendo mondi apparentemente distanti, ma legati da un filo conduttore drammatico: la violenza ingiustificata. 👉 Il primo è il segno #rosso contro la violenza sulle #donne, un simbolo ormai riconosciuto che denuncia una piaga sociale devastante. Un segno che porta con sé storie di dolore, come quella di Giulia Tramontano, uccisa barbaramente e ricordata come simbolo della necessità di un cambiamento culturale e istituzionale. 👉 Il secondo è il segno #nero tracciato sul viso degli #arbitri di calcio, un gesto simbolico per denunciare le aggressioni subite durante le partite, spesso nei campionati minori. 💥 Un caso recente ha portato un arbitro delle serie inferiori al ricovero in ospedale, una situazione che ha spinto il Comitato Regionale Lazio a sospendere le gare fino alla categoria Under 14 in segno di protesta. In entrambi i casi, il segno sul viso comunica qualcosa di profondo: il dolore e l’indignazione per una violenza che non dovrebbe mai accadere. È un messaggio forte, capace di scuotere le coscienze e di portare l’attenzione su temi che non possono essere ignorati. 😡 Ma è sufficiente? A mio avviso, no. Il segno sul viso è un punto di partenza, un potente strumento di sensibilizzazione, ma non può essere l’unica risposta a fenomeni così radicati. Denunciare la violenza è fondamentale, ma altrettanto essenziale è agire concretamente per prevenirla e contrastarla. 💥 Nel caso della violenza sulle donne, servono politiche efficaci: educazione nelle scuole, supporto psicologico alle vittime e pene certe per i colpevoli. È necessario lavorare sulla cultura, sull’idea stessa di rispetto e sulla parità di genere, per estirpare le radici di un problema che affonda nella società patriarcale. 💥 Per quanto riguarda il calcio, il problema non è solo sportivo, ma sociale. Le aggressioni agli arbitri sono il sintomo di una mentalità aggressiva e intollerante, che deve essere affrontata con campagne di sensibilizzazione, ma anche con sanzioni severe per chi si rende responsabile di tali atti. Non bastano le sospensioni temporanee dei campionati: occorre un cambiamento culturale che coinvolga tutti i livelli, dalle categorie minori ai massimi vertici del calcio. Il segno sul viso è importante perché ci ricorda che siamo tutti responsabili nel contrastare la violenza. Ma il vero cambiamento si realizza con #azioni - #strutturate - #decise - #coraggiose. 😱 Non possiamo limitarci a guardare il segno: dobbiamo agire, insieme, per costruire una società più giusta e rispettosa.
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Il prossimo 31 dicembre scade il termine per la nomina del Responsabile #Safeguarding nelle associazioni sportive. Quindi le realtà che ne sono sprovviste possono ancora correre ai ripari. Infatti non solo le federazioni nazionali ma tutte le associazioni sportive a qualunque livello sono tenute a dotarsi di strumenti a tutela del benessere psico-fisico degli atleti più giovani. Ma quali sono questi strumenti? Sul blog di #dfmlegal facciamo il Punto. Leggi per saperne di più 👇
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Vi consiglio il post di oggi sul nostro blog. Chiara Gatto ci parla del responsabile del Safeguarding nelle associazioni sportive
Il prossimo 31 dicembre scade il termine per la nomina del Responsabile #Safeguarding nelle associazioni sportive. Quindi le realtà che ne sono sprovviste possono ancora correre ai ripari. Infatti non solo le federazioni nazionali ma tutte le associazioni sportive a qualunque livello sono tenute a dotarsi di strumenti a tutela del benessere psico-fisico degli atleti più giovani. Ma quali sono questi strumenti? Sul blog di #dfmlegal facciamo il Punto. Leggi per saperne di più 👇
Abusi e violenza nello sport: la disciplina del safeguarding
https://studiodfm.legal
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OTTICA DI GENERE: INCHIESTA - DONNE E SCACCHI PERCHÉ SONO ANCORA COSÌ POCHE? Il n. 02_2024 di "Scacchitalia" è stato dedicato in buona parte a un'inchiesta che cerca di indagare una delle questioni più difficili da risolvere: perché ci sono così poche donne che giocano a scacchi? I numeri sono chiari: nonostante una crescita costante negli anni, le tesserate in Italia sono solo il 19 per cento del totale, e se si parla di giocatori con Elo Fide la proporzione è ancora peggiore. Ma è un problema che accomuna tutti i Paesi europei, e perfino quelli in cui gli scacchi sono lo sport nazionale. Abbiamo affrontato il problema dal punto di vista legislativo, per poi dare la parola a una neurologa (si può giustifcare il dato con una "differenza" cerebrale tra uomini e donne?) e a un filosofo, oltre che a tre delle più promettenti giovani promesse italiane. La conclusione che ne emerge è che alla base di questa mancanza di donne non ci sono qualità o doti innate, ma ostacoli socio-culturali, che possono e debbono essere rimossi. Ed è questa la politica che cercano di seguire FIDE e FSI, nel tentativo di raggiungere nei prossimi anni la parità tra i sessi, anche negli scacchi. www.federscacchi.com/fsi/ Buona lettura.
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Tutta la polemica divampata intorno al combattimento di boxe perso da 𝗔𝗻𝗴𝗲𝗹𝗮 𝗖𝗮𝗿𝗶𝗻𝗶 è nata da una 𝗳𝗮𝗸𝗲 𝗻𝗲𝘄𝘀: «𝙄𝙢𝙖𝙣𝙚 𝙆𝙝𝙚𝙡𝙞𝙛 𝙚̀ 𝙪𝙣 𝙥𝙪𝙜𝙞𝙡𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙣𝙨𝙜𝙚𝙣𝙙𝙚𝙧». Anche se lo abbiamo letto un po’ dappertutto – dai giornali alle dichiarazioni delle più alte cariche dello Stato – 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗰𝗼𝘀𝗶̀, e a dirlo non siamo noi ma è la scienza. Khelif, infatti, è una persona 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘀𝗲𝘅. Niente paura, non è né una parolaccia né una malattia. Semplicemente Imane, fin da bambina, presentava dei 𝗰𝗮𝗿𝗮𝘁𝘁𝗲𝗿𝗶 𝘀𝗲𝘀𝘀𝘂𝗮𝗹𝗶 𝗰𝗵𝗲, 𝘁𝗿𝗮𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗮𝘁𝗶 𝘁𝗼𝘁𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗺𝗮𝘀𝗰𝗵𝗶𝗹𝗶 𝗼 𝘁𝗼𝘁𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗳𝗲𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝗹𝗶. Qui, lo sapete, ci occupiamo di libri e di lingua, e ci guardiamo bene dall’entrare in discussioni atletiche, politiche né, tanto meno, genetiste. E quindi indaghiamo l’𝘢𝘧𝘧𝘢𝘪𝘳𝘦-Khelif solo per soffermarci sulle parole, in questo caso “𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘀𝗲𝘀𝘀𝘂𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀”. Le persone intersex, al contrario dei transgender, non hanno deciso sulla propria condizione ma, naturalmente, sono nati con qualcosa di diverso rispetto al tradizionale dualismo uomo/donna. A volte è questione di ormoni, altre di caratteri fisici; a noi importa poco. Lanciamo questa nuova rubrica, “𝗖𝗼𝘀𝗮 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮…?”, perché a volte ci scordiamo un fatto fondamentale: 𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗶𝗻 𝗴𝗿𝗮𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗮𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗶𝗮𝗺𝗼. E oggi ne conosciamo una in più: intersessualità. Conoscevi questa parola? Scrivicelo nei commenti! A cura di Valerio Maria Piozzo ° ° ° #imanekhelif #angelacarini #box #olimpiadi #intersessualità #intersex #cosasignifica #vivieditorlibri
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Velasco: «Sa perché negli aeroporti c'è la coda solo ai bagni delle donne? Perché li ha progettati un uomo. Il mondo è maschilista. Le donne hanno il terrore di sbagliare; per millenni hanno pagato gli errori con le botte degli uomini Si è discusso molto se gli atleti debbano essere «cattivi», aggressivi, agonisticamente feroci. «Non so se cattivi; aggressivi sì. Il bello dello sport è che l’aggressività è delimitata dal tempo e dalle regole: nel volley non si insulta un avversario sotto rete, e alla fine gli si stringe la mano. Ma l’aggressività è importante e utile». Perché? «Perché toglie dubbi, elimina l’insicurezza. È giusto insegnare a competere in modo educativo, fin da bambini, perché la competizione fa parte della vita». Qual è il suo vero segreto? «Un allenatore, e in genere un leader, non fa nulla. Fa fare le cose agli altri. E deve convincerli. L’allenatore è prima di tutto un insegnante; per questo deve uccidere il giocatore che è stato. Se non lo fa, rischia di fallire; e più forte è stato, più il rischio è alto. Capello, Cruijff, Guardiola, Ancelotti ci sono riusciti; Maradona e Platini no». Avete vinto il primo oro con la logica del «qui e ora». Ce la spiega? «Il giocatore deve decidere ogni volta, a ogni punto. Bobbio ci ha ricordato l’importanza del dubbio per gli intellettuali. Ma se un giocatore comincia a dubitare, o a pensare al punto precedente, o a quello successivo, è finita. Conta solo il punto che stai giocando». Cosa diceva alle ragazze per motivarle? Che erano le più forti? «Dicevo che dovevano essere autonome e autorevoli. Che eravamo forti, però dovevamo dimostrarlo ogni volta. Una partita non è una sfilata di pregi, è un confronto. Spesso prima delle partite uno si sente nervoso, gli sudano le mani, sente lo stomaco chiuso. Nel Luna Park la gente paga per andare sulle montagne russe, per sentirsi male. In realtà paga per sentire una emozione forte. Ecco, all’olimpiade è lo stesso». Che differenza c’è tra allenare gli uomini e le donne? «Le donne hanno il terrore di sbagliare; perché per millenni hanno pagato gli errori con le botte degli uomini. Quindi a volte vanno incoraggiate. Per il resto sono straordinarie, e imparano straordinariamente in fretta». L’Italia è ancora maschilista? «Il mondo è ancora maschilista, ma la rivoluzione silenziosa delle donne avanza. Ha notato che ai bagni degli aeroporti c’è sempre la coda in quelli delle donne e mai in quelli degli uomini? Sa perché?». Perché? «Perché li ha progettati un uomo. Che non sa o non tiene conto che le donne hanno bisogno di più spazio». A Flavio Vanetti del Corriere disse: non mi faccia parlare di doping che succede un casino. «Confermo. Il doping è un problema serissimo. Come la corruzione. Non si può accusare nessuno senza prove; però il doping c’è. A volte il doping è sistemico, altre volte di squadra, ma molte volte è anche individuale. Qualche volta ci sono anche errori involontari». #leader #mentoring #coaching #motivation #velasco
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Ottima pubblicazione su un tema in questi giorni di grande attualità: il #safeguarding
L’art. 16 del d.lgs. 39/2021 promuove un più elevato livello di sensibilità e impegno nel mondo dello sport, incentivando un ambiente inclusivo e che assicuri la dignità e il rispetto dei diritti di tutti coloro che partecipano, a qualsiasi titolo, all’attività sportiva. Gli obiettivi da raggiungere sono, nello specifico, la parità di genere tra uomo e donna, la tutela dei minori e il contrasto effettivo ed efficace a ogni forma di violenza di genere e di discriminazione, attraverso l’adozione di misure di prevenzione e presidi di controllo c.d. di "safeguarding”. Di questa nuova figura il #Safeguarding l'Avv. Prof.ssa Francesca Di Muzio ne parla dettagliatamente nella sua nuova pubblicazione: "Il ruolo del SAFEGUARDING ed il modello di gestione e controllo per prevenire abusi e violenze" - Maggioli Editore. #generazione231 #LegalSolutions Francesca Di Muzio
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La questione del sesso e dell'identità di genere nelle competizioni sportive è complessa e delicata, e richiede un approccio rispettoso e inclusivo. Per affrontare le polemiche e le difficoltà legate a questo tema, alcuni strumenti e metodi potrebbero includere: Linee Guida Chiare: È fondamentale che le federazioni sportive stabiliscano linee guida chiare e ben definite riguardo alla partecipazione delle atlete transgender e delle donne con variazioni intersessuali. Queste linee guida dovrebbero essere basate su evidenze scientifiche e rispettare i diritti umani. Test Scientifici Sostenibili: L'uso di test genetici o ormonali dovrebbe essere gestito con attenzione. Le misurazioni dovrebbero concentrarsi su aspetti pertinenti al rendimento sportivo piuttosto che su variabili di genere. Inoltre, tali test devono essere condotti in modo etico, tutelando la privacy e la dignità degli atleti. Supporto Psicologico e Medico: Fornire supporto psicologico e medico per gli atleti coinvolti è essenziale. Ciò include l'accesso a professionisti esperti che possano assistere nella gestione delle difficoltà relazionate alla propria identità di genere. Educazione e Sensibilizzazione: Promuovere programmi di educazione e sensibilizzazione tra atleti, allenatori e funzionari sportivi riguardo la diversità di genere e le questioni relative all'identità sessuale. Una maggiore consapevolezza può contribuire a creare un ambiente più inclusivo e rispettoso. Dialogo e Collaborazione: Favorire il dialogo tra le parti interessate, inclusi atleti, esperti di medicina sportiva, gruppi per i diritti umani e le federazioni sportive. La collaborazione può portare a soluzioni più eque e rispettose. Politiche di Inclusione: Sviluppare politiche di inclusione che permettano la partecipazione a prescindere dal sesso biologico, promuovendo competizioni che riconoscano la diversità di genere e non si basino esclusivamente su criteri binari. Riflettori sulle Disparità: È importante monitorare e affrontare eventuali disparità che possono emergere a seguito di regole e pratiche inadeguate, assicurandosi che tutti gli atleti siano trattati equamente. La chiave per risolvere queste problematiche è la delicatezza e il rispetto, bilanciando le esigenze di inclusione con quelle di equità nelle competizioni sportive.
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🛡️ 𝐒𝐩𝐞𝐚𝐤 𝐔𝐩: 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐯𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐢𝐫𝐞 𝐞 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐢𝐥𝐥𝐞𝐜𝐢𝐭𝐢 𝐬𝐚𝐟𝐞𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐢𝐧𝐠 I sistemi di segnalazione permettono di rilevare e intervenire tempestivamente sulle violazioni interne e rafforzano una cultura aziendale basata sull’etica e sulla fiducia. 📰 Condivido un mio contributo pubblicato su Risk & Compliance Platform Europe da Ingrid Gacci su come implementare un sistema efficace di segnalazione di fenomeni abuso, violenza e discriminazione nelle organizzazioni sportive, ai sensi della nuova normativa #safeguarding. 👉 Ecco il link: https://lnkd.in/dKVn9vzx
📣 𝐒𝐚𝐟𝐞𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐢𝐧𝐠 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭: 𝐮𝐧 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐚𝐩𝐩𝐫𝐨𝐜𝐜𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐢 𝐩𝐢ù 𝐯𝐮𝐥𝐧𝐞𝐫𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢. Il mondo dello sport è sempre più al centro di normative che promuovono trasparenza, integrità e protezione per atleti, staff e comunità. 📌 L'articolo di Marta Valentini illustra come il successo dipenda dalla capacità di adattare gli strumenti alle specificità delle singole realtà sportive. 🤝 🌍 A livello internazionale, norme e strumenti dimostrano l’importanza di sistemi di segnalazione efficaci per prevenire abusi e discriminazioni. Anche l’Italia, con il d.lgs. 39/2021, introduce obblighi innovativi per le organizzazioni sportive: ✅ Modelli organizzativi e Codici di condotta per prevenire illeciti ✅ Canali sicuri per segnalare abusi e comportamenti lesivi ✅ Misure contro la vittimizzazione secondaria. #RCITALIA LP Avvocati studio legale #Safeguarding #SportIntegrity #Inclusione #Sport #Compliance #SegnalazioniSicure #bestpractice #governance #innovazione #responsabilità #Etica #MOGC
Il sistema di segnalazione ai sensi della nuova normativa safeguarding
https://www.riskcompliance.it
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The Milion Dollar Baby Da 4 giorni si discute se la pugile Algerina abbia il diritto di concorrere nella categoria femminile. Al netto delle disitnizoni tutte linguistico/sociali (intersex) senza un sequenziatore genomico, che possa dirci al millimetro la "giusta" componente cromosomica che qualifichi la distinzione tra uomo e donna, le caratteristiche genitali dovrebbero ancora qualificare il genere. La scienza ha il compito di determinare un paradigma di certezza se pur momentanea attorno al quale creare un consenso nella comunita scientifica. Senza sfociare nella discussione su come la tecnologia manipoli la sessualita e i generi su cui i dubbi filosofici sono rilevanti, la domanda da farsi oggi è se con Imane abbiamo scoperto l'esistenza di un nuovo genere in natura in senso evoluzionosta ma soprattutto che necessiti di un nuovo linguaggio che ne determini il senso. A mio avviso no! Le distinzioni linguistiche non sono altro che nostri strumenti utili alla creazione della realtá, spesso utili anche a creare differenze/discriminazioni. Non credo che la pugile algerina sia l'unica su 4mld di donne ad avere caratteristiche androgine. In tal senso la discriminiamo perché plus dotata tra le donne e minus dotata tra gli uomini. Tutta questa polemica é dettata dal fatto che la questione nasca su un incontro di boxe e non sul tiro a segno. La boxe, lo sa chi la abbia praticata anche amatorialmente, é uno sport nel quale le caratteristiche fondamentali sono la tecnica di combattimento e la forza atletica. Uno sport che vede come obiettivo la soccombenza dell'avversario. La boxe praticata da donne é una conquista del femminismo rispetto ad un disciplina prevalentemente maschile nell'esercizio della forza fisica. Siamo al paradosso di dovere affermare che una donna sia troppo uomo per non accettare la violenza della boxe. Credo che Imane, donna praticante uno sport maschile in un paese islamico, abbia il diritto di conquistarsi il suo oro olimpico grazie alla sua specificità biologica. Il resto é solo propaganda politca, abbastanza triste.
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Filmmaker, Gender Equality Manager, Training specialist
7 mesiC’è da vergognarsi ad appartenere al genere maschile (così dice da sempre mio padre, che ora ha 85 anni).