Made in italy...shopping investor
MADE IN ITALY: LA (S)VENDITA DELLE NOSTRE ECCELLENZE
La Perugina dopo l'annuncio da parte dei vertici Nestlé di 340 esuberi nello stabilimento di San Sisto, spaventa? Ci lascia sbigottiti? Siamo sorpresi di una Stato, che ormai è uno “stato” di fatto, che non tutela i suoi cittadini, i lavoratori, gli imprenditori, le imprese, le proprie eccellenze di quello che una volta potevamo orgogliosamente dire MADE IN ITALY!! Davvero pensiamo (noi subenti cittadini, lavoratori) che lo S(s)tato il G(g)overno si prodighi a fare leggi per l’occupazione ed il lavoro con l’intento vero ed il sano principio di CREARE occupazione? Non voglio prendermela con chi ci governa o ci ha governato, ne con la destra o la sinistra o il centro, ma la presa di coscienza di tutta la classe politica che non si rende conto della realtà, con il loro non saper fare qualcosa di tangibile e di percepibile! la mia politica quotidiana è cercare di fare un buon lavoro per l'imprenditore che ho davanti a me, iniziate anche Voi politici a fare. L’occupazione passa per prima dall’adottare per le imprese un sistema economico-fiscale che consenta ad esse di affermarsi e svilupparsi, prima nel proprio territorio e poi, creando valore ad un brand, quello ITALIANO dei prodotti che l’impresa grazie al potenziale sviluppo, inizia a proporre e vendere in altri paesi; è difficile pensarlo, però, è stato facile pensare che, una moneta unica, potesse generare valore, ricchezza; in effetti. Affronto la quotidianità con tanto entusiasmo, ed alla sera, rientro colmo di “lamentele” di imprenditori che, se pur vero che oggi fare impresa non è più come ante anni 2000, l’imprenditore deve formarsi, informarsi e imparare a gestire e coordinare, è, altrettanto vero che vai a fare i conti e….che può fare l’impresa con un socio che ti chiede solo, ed appena, circa il 70% di quello che hai prodotto? In cambio di cosa? Il risultato? Le imprese CHIUDONO, SVENDONO si “alleano” in minoranza!! Bye made in italy!! Sarò sicuramente un privilegiato nel sapere quante attività fino ad oggi, e purtroppo so di quante ancora da oggi, continueranno a mollare, a gruppi NON ITALIANI la propria attività, il proprio business i propri valori, il proprio know how; non mi sono mai aspettato nulla dal politico che non ha mai lavorato in un impresa, non si è mai alzato il mattino presto, non ha mai prodotto un business plan e forse viene solo da un apprendimento scolastico che oggi, giocoforza, anche li, dobbiamo rigenerare un modello di insegnamento non più attinente alla realtà; inutile allungare gli anni scolastici, è il metodo che non funziona! Si insegnano le stesse cose da oltre 30anni! Nel mio piccolo, ho evitato che qualche impresa chiudesse i battenti, migliorando metodo e processi, ma si tratta di sopravvivenza e non di sviluppo ed investimenti, per quelli occorre altro che insegnare un metodo di gestione d’impresa. Non sono affatto sorpreso nel vedere in incremento la lista delle aziende italiane vendute all'estero. L'Italia la via dello shopping per investitori multinazionali: aziende (italiane) che finiscono nelle mani di holding straniere, finendo per perdere la loro identità. Negli ultimi anni quasi 500 NOSTRI marchi sono finiti in mano straniera, e non è finita. Le conseguenze da un punto di vista economico e sociale di questa svendita sui generis del patrimonio imprenditoriale italiano, purtroppo la conosciamo. Il Made in Italy? Dal 2008 al 2012, 437 aziende italiane sono passate nelle mani di acquirenti stranieri: questo il dato più clamoroso del Rapporto 'Outlet Italia. Cronaca di un Paese in (s)vendita' presentato dall'Eurispes. Di conseguenza un Made in Italy sempre meno italiano. Chi investe spende miliardi di euro per portare a casa i marchi italiani, ma sono soldi che vanno alle vecchie proprietà, non portano valore aggiunto allo S(s)tato (noi). Amarcord degli “scappati”.
ACETO BALSAMICO DI MODENA ACETUM; Twinings ha comprato l’aceto balsamico di Modena, il principale produttore italiano di Aceto Balsamico con Indicazione Geografica Protetta (Igp), che era controllato all'80% dal fondo Clessidra di proprietà della famiglia Pesenti. Il restante 20% è rimasto ai due soci fondatori Cesare Mazzetti e Marco Bombarda. Dopo l’operazione Cesare Mazzetti rimarrà presidente e Marco Bombarda continuerà come direttore del business. Acetum, che produce pure glasse balsamiche, aceto di vino e di mela e altri condimenti, include anche i marchi Fini e Mazzetti, che è leader in Germania e Australia. La multinazionale inglese che ha acquistato il marchio italiano impiega già oggi in Italia 2.500 dipendenti con il tè Twinings, i negozi Primark e con AB Mauri azienda leader nell’industria dei prodotti da forno.
BUCCELLATI. Lo storico marchio passa ai cinesi del gruppo Gansu Gangtai Holding che si sono assicurati l'85% delle quote azionarie, mentre il 15% della società resta alla cordata italiana composta dal fondo di investimento Clessidra e dalla famiglia Buccellati. La base operativa principale della prestigiosa azienda di gioielli fondata nel 1919 a Milano resterà in Italia. Andrea Buccellati manterrà il suo ruolo di direttore creativo e presidente onorario mentre Gianluca Brozzetti rimarrà come ceo. Quanto al gruppo cinese, specializzato nella vendita retail di gioielli e quotato alla Borsa di Shanghai, nell'ultimo trimestre ha annunciato 377 milioni di fatturato e 5,9 milioni di utile. Secondo fonti finanziarie, l'azienda italiana è stata pagata 6,6 volte il fatturato, un record per il settore gioielleria. L'operazione è stata finalizzata il due agosto 2017 per 195 milioni. Il presidente del gruppo cinese, Xu Jiangang, ha annunciato un ambizioso piano di investimenti da 200 milioni in cinque anni, sia per assicurare crescita nei mercati dove il brand è già presente come Italia, Europa e Nord America, sia per sostenere l'espansione in mercati nuovi, come la Cina, l'Asia, il Medio oriente e l'Est Europa.
BIONDI SANTI. I francesi dell'Epi Group di Christopher Descours (proprietario e re dello champagne Piper-Hedsieck, Charles Heidsiek ) mettono le mani sul Brunello di Montalcino entrando come soci di maggioranza nella Tenuta il Greppo dei "Biondi Santi", storico marchio italiano nato nel 1865, che inventò la formula del Brunello grazie a Ferruccio Biondi Santi, nel 1888. Jacopo Biondi Santi, figlio di Franco, resterà il presidente del brand che era riuscito a resistere fino alla sesta generazione: "Svilupperemo ulteriormente il nostro business", ha assicurato, spiegando che i nuovi capitali che entreranno così in azienda gli consentiranno di guardare al futuro. "Da soli eravamo troppo piccoli per resistere e svilupparci", ha chiarito. Smentite le ipotesi di possibili cessioni a gruppi come Lvmh o Prada. L'alleanza è stata siglata il 16 dicembre 2016. Pensate davvero che Jacopo Biondi Santi riesca a mantenere “inalterato” il buon Brunello? Mi piace pensarlo.. ma non sono un sognatore..
PERONI. Storica birra un tempo italiana prodotta a Roma, Padova e Bari, nel 2003 finì nelle mani del colosso anglo-sudafricano SabMiller che l'aveva poi ceduta ai belgi di InBev, gli stessi che producono Corona, Budweiser e Beck’s. In febbraio 2016 il produttore giapponese di birra Asahi ha offerto ben 400 miliardi di yen (ovvero una cifra che si aggira intorno ai 3 miliardi di euro) per l'acquisto del marchio. Ad aprile 2016 arriva la notizia che AB InBev ha accettato l'offerta vincolante presentata dal gruppo nipponico per un totale di 2,55 miliardi di euro in contanti.
RISIKO VA IN CANADA. A gennaio 2016 l'italiana Editrice Giochi passa alla canadese Spin Master e questo vuol dire che anche il Risiko e lo Scarabeo, così come Cluedo, Dungeons and Dragons (e altri gochi come L'eredità, X Factor e Voyager) non saranno più made in Italy. L'azienda era stata fondata nel 1936 dal lombardo Emilio Ceretti e nel 2009 aveva già ceduto il ''Monopoli'' ad Hasbro. La multinazionale di Toronto punta ad aumentare la sua presenza nel mercato italiano del giocattolo, un settore valutato intorno ai 740 milioni di euro nel 2015 e in crescita.
PININFARINA PASSA AGLI INDIANI DI MAHINDRA, nel dicembre 2015 Pininfarina ha annunciato il passaggio alla società indiana Mahindra con un'operazione da circa 50 milioni di euro, cui si sommano garanzie sui debiti per oltre 110 milioni di euro. Nel dettaglio, Mahindra & Mahindra e TechMahindra acquisteranno tutte le azioni ordinarie Pininfarina detenute da Pincar (la holding della famiglia che controlla il 76% di Pininfarina), per un totale di circa 25 milioni di euro; le azioni sono attualmente in pegno alle banche e saranno liberate da tale vincolo alla chiusura dell'accordo.
GROM; il "gelato più buono del mondo" dal 1° ottobre 2015 passa alla multinazionale olandese Unilever, quella di Algida per intenderci. I due fondatori Federico Grom e Guido Martinetti hanno così ceduto la proprietà dell'azienda che, dalla piccola gelateria di Piazza Paleocapa a Torino, dal 2003 si è trasformata in un colosso del gusto, con oltre 67 punti vendita e 600 addetti tra Dubai, Giacarta, Hollywood, Malibu, New York, Osaka, Parigi e molte altre città…. E in Italia? … Il gruppo sarà comunque gestito in autonomia dai due fondatori, a cui viene garantita la totale libertà: ad arricchirsi ci saranno però anche il colosso olandese e investitori dal Giappone, dal Qatar e dal gruppo Illy, che detiene il 5% del capitale.
ITALCEMENTI è stata venduta ai tedeschi per il 45%. Il prezzo è stato fissato e corrisponde a 10,6 euro ad azione, per un valore complessivo di 1,67 miliardi. La famiglia Pesenti esce dopo più di un secolo dall’azienda, accettando l’offerta del gruppo tedesco Heidelberg. La famiglia Pesenti diventa il secondo socio. Il nuovo gruppo potrà contare su una capacità produttiva di circa 200 milioni di tonnellate di cemento, con un fatturato di 16,8 miliardi di euro da realizzare in 60 Paesi presenti in 5 continenti.
PALAZZO BROGGI storico Palazzo Broggi di piazza Cordusio a Milano è stato ceduto da Idea Fimit sgr, la società che ne deteneva la proprietà, a un fondo internazionale per un importo di 345 milioni di euro. Il fondo internazionale in questione sarebbe Fosu, la più grande compagnia conglomerata privata della Cina. Per 31 anni il palazzo è stato sede della Borsa di Milano e per vario tempo vi ha avuto sede l’Unicredit.
WORLD DUTY FREE. La svizzera Dufry ha comprato World Duty Free. I Benetton hanno raggiunto un accordo per cedere la loro partecipazione pari al 50,1%. Il prezzo di vendita è stato quello di 10,25 euro per ogni azione, con un importo complessivo pari a 1,3 miliardi di euro. Attraverso questa integrazione si è creato il leader mondiale nel settore del travel retail aeroportuale. La catena dei negozi era in trattativa già da tempo, anche perché i Benetton si erano mostrati aperti a ricevere varie offerte. Dufry già da tempo si era impegnata a sostenere questa operazione, procedendo a portare a termine la competizione.
PIRELLI. E' stato firmato l'accordo che prevede l'ingresso del colosso chimico cinese ChemChina nella Pirelli, la società leader del settore degli pneumatici. Il gruppo controllato dal Governo di Pechino avrà la maggioranza dell'azienda italiana. Secondo Mauro Tronchetti Provera, tutto ciò rappresenta una grande opportunità, perché ha messo in evidenza come i soci cinesi possano garantire lo sviluppo e la stabilità di Pirelli . In ogni caso è stato stabilito, in base ai termini dell'accordo, che non sarà così facile spostare il quartier generale dell'azienda italiana: per determinare il trasferimento a terzi della proprietà intellettuale di Pirelli dovrà essere necessaria una maggioranza in grado di superare il 90% del capitale. Hum… si proprio così… Novità soprattutto per quanto riguarda gli pneumatici industriali, perché la loro produzione sarà integrata con una società partecipata da ChemChina. L'intenzione è quella di raddoppiare i volumi del business.
PORTA NUOVA. Hines Italia Sgr ha stretto un accordo con Qatar Holding per l’acquisto di Porta Nuova, l’area di Milano con i grattacieli più alti d’Italia. Il progetto immobiliare è passato completamente al fondo Qatar Qia. Già quest’ultima aveva acquistato una partecipazione pari al 40% nei fondi di investimento. Questo nel 2013 e adesso Qia ha portato la sua partecipazione al 100%.
FRECCIAROSSA. Il colosso giapponese Hitachi ha comprato i Frecciarossa e si prepara a diventare il quarto produttore mondiale di treni. L’affare è stato pari a 36 milioni di euro. Inoltre l’azienda nipponica si è aggiudicata il 100% della Ansaldo Breda, che si occupa della produzione di treni ad alta velocità e dei convogli per la metropolitana senza conducente.
BOLOGNA CALCIO. Il Bologna sarà ceduto agli americani. Il cda ha deciso di accettare la proposta degli Stati Uniti, che consiste in un indennizzo di 6,3 milioni in 3 anni. Entro il 15 ottobre al club saranno versati 6 milioni. La società sarà ceduta all’impresa guidata da Joe Tacopina, brand che ha tra i suoi investitori anche il canadese Joey Saputo. L’azione iniziata qualche settimana fa si è conclusa con la decisione di aprire all’America. I soci sono convinti che l’offerta statunitense sia da tenere in ottima considerazione.
Del MILAN acquistata dal cinese Yonghong e dell’INTER acquistata dal cinese Zhang Jindong è cosa nota e se ne è parlato fin troppo nei media.
ILVA DI TARANTO. I giudici di Milano dovranno decidere se le ricchezze sequestrate alla famiglia Riva, la proprietaria dell’Ilva di Taranto, potranno essere utilizzate per risanare la grande fabbrica siderurgica. Piero Gnudi, il commissario scelto dal Governo Renzi, per portare avanti il risanamento, chiede di poter tentare lo scongelamento dei fondi, per riuscire a vendere l’Ilva. Diversi sono i possibili compratori dell’industria. In particolare si sono fatti avanti Arcelor Mittal, colosso franco-indiano, e un altro concorrente, sempre indiano, che si chiama Jindal. L’Ilva, quindi, potrebbe finire nelle mani indiane, anche se c’è un terzo candidato, che ha chiesto la possibilità di studiare le carte. Il nome di questo terzo candidato non è stato, comunque, ancora reso noto e non ci sono ancora offerte vincolanti. La lotta per conquistare l’Ilva di Taranto sta sempre più definendosi.
INDESIT. Novità anche per l’operazione che porterà all’acquisizione di Indesit da parte di Whirlpool. E’ stato, infatti, raggiunto un accordo tra l’azienda americana e Fineldo, holding di Merloni, che permetterà l’acquisto, da parte degli americani, del 60,4% di Indesit, ad un costo di 758 milioni di euro. Si attendono, quindi, l’approvazione del tribunale di Ancona e le necessarie autorizzazioni dell’Antitrust. Un accordo che ha l’obiettivo, secondo Gian Oddone Merli, amministratore delegato di Fineldo, di “dotare Indesit di tutti gli strumenti per costruire un futuro solido e sostenibile”. Anche Jeff Fettig, presidente e chief executive officer di Whirlpool Corporation, parla positivamente di questa acquisizione: “Ci posizionerà in maniera ideale per una crescita sostenibile in un mercato altamente competitivo e sempre più globale quale quello degli elettrodomestici in Europa”.
KRIZIA. Notizia di qualche mese fa è il passaggio della maison di moda Krizia in mani cinesi, nuova frontiera dello shopping straniero. E' arrivato, infatti, l'accordo di vendita a Shenzen Marisfrolg Fashion, attiva nel mercato asiatico. Il gruppo cinese è stato fondato nel 1993 da Zhu ChongYun, che ora ricoprirà il ruolo di presidente del Board e direttore creativo della casa di moda milanese.
POLTRONA FRAU. Il primo colpo grosso del 2014 è stata la cessione di Poltrona Frau alla statunitense Haworth, che acquisisce il controllo del marchio con il 58,6% del capitale. Il 51,3% è stato ceduto da Charme (facente capo a Montezemolo) e il restante 7,3% da Moschini. Il perfezionamento dell’operazione, atteso entro la fine di aprile 2014, è condizionato all’approvazione da parte delle autorità antitrust competenti. Una volta ottenuto il via, gli americani lanceranno subito una OPA sulla rimanente parte del capitale sociale di Poltrona Frau. Sarà quello lo step finale per l'addio definitivo dell'azienda al suo carattere nazionale.
TELECOM. Qualche tempo fa aveva destato scalpore la cessione di Telecom, il principale gruppo italiano di telecomunicazioni, in mani spagnole dopo l'accordo tra Telefonica e le banche italiane azioniste, che le consente di salire al 66% di Telco, holding che controlla il 22,4% di Telecom Italia. Non è solo questione di percentuali azionarie, perché la Telco nomina anche la maggioranza dei membri del consiglio di amministrazione Telecom. Di fatto, quindi, è l'ennesimo marchio italiano che prende la via dell'estero. Il Made in Italy è sempre stata la consolazione dell'economia italiana anche in periodo di crisi. Un favola che ci hanno sempre raccontato (e continuano a raccontare) per dimostrare che il sistema italiano funziona ancora alla grande. Ma a chi appartiene davvero il Made in Italy?
PERNIGOTTI. Ormai le notizie di cessioni ai colossi stranieri si susseguono a ritmo tanto vorticoso che si fatica a tenere botta. Un caso recente è quello dei cioccolatini Pernigotti, ceduti dai Fratelli Averna (famoso l’Amaro Averna) ai turchi Toksoz. Si tratta di una azienda privata, con sede a Istanbul, che realizza un fatturato annuo pari di circa 450 milioni. La notizia è dolorosa perché Pernigotti, oltre ad essere un'eccellenza mondiale nel settore dolciario, è anche un'azienda storica con oltre 150 anni di attività. Ma non è tutto. Pochi mesi fa la holding francese Lvmh ha rilevato l'80% della griffe del cachemire Loro Piana, fiore all'occhiello tra i marchi italiani. Il problema sono proprio loro, le holding straniere che si appropriano del grande artigianato nostrano lasciando solo le briciole al prodotto interno lordo dello stivale.
ALITALIA o POSTE ITALIANE? non mi dilungo oltre; di Alitalia ne abbiamo avuto novella nei vari tg., a me piace dire questioni che non escono alla grande ribalta dei media, ma se ne trova cenno sporadico da vari articoli o se ne parla solo tra addetti informati perché fanno parte di quel determinato settore; comunque Poste Italiane è ormai (non c’è notizia ufficiale, come non c’è né stata per le altre imprese fin qui citate ma sembra essere così) nelle mani di Pechino che si prepara a entrare nel capitale di Poste Italiane. Operazione garantita grazie ad un fondo sovrano cinese, forse China Investment Corporation o People's Bank of China (presente quest'ultima nel capitale di molte società italiane, come Eni ed Enel), è pronto a rilevare una quota, tra il 2 e il 5%, della società dei recapiti. L'interesse è stato espresso in occasione degli incontri che il management della società e le banche del consorzio di collocamento (Banca Imi, BofA Merrill Lynch, Citigroup, Mediobanca, UniCredit i global coordinator; UniCredit e Imi i responsabili del collocamento, Mediobanca lo sponsor. Rothschild è advisor finanziario di Poste Italiane, Lazard è advisor finanziario del Mef).
IL MADE IN ITALY OGGI… IN ITALIA. Quando leggiamo marchi Made in Italy famosi e acquistiamo i loro prodotti, siamo proprio sicuri che stiamo comprando italiano? Tanto per rimanere in tema Loro Piana, l'azienda si troverà in buona compagnia nel roster della Luis Vuitton Moet Hennessy (Lvmh), che già include simboli assoluti come Bulgari, Fendi e Pucci. Loro Piana, nello specifico, è stata valutata 2,7 miliardi, con la Lvmh che ha pagato 2 miliardi per accaparrarsi l'80% del pacchetto aziendale. Sergio e Pier Luigi Loro Piana manterranno la loro posizione alla guida dell'azienda di famiglia, ma con uno striminzito 20% della proprietà.
VENDERE ALL'ESTERO: UN VANTAGGIO PER LE AZIENDE? Comunque non sempre vendere equivale a perdere valore, chi lo dice una indagine di Prometeia ("L'impatto delle acquisizioni dall'estero sulla performance delle imprese italiane") realizzata per l'Ice. Nel rapporto viene riportato che, dalla fine degli anni Novanta ad oggi le imprese acquistate da gruppi stranieri hanno ottenuto performance positive. Questo significa crescita del fatturato (2,8% l'anno), dell'occupazione (2%, anche in territorio italiano) e della produttività (1,4%). Questo accade soprattutto per i brand simbolo dello stile italiano che sono acquisiti da holding estere per il loro valore elevato e non perché in dismissione. Un discorso, quindi, che non può essere applicato davvero a tutti, anche se è vero che vendere è parte integrante della politica di attrazione dei capitali stranieri, linfa vitale in un contesto come quello italiano, piegato dalla crisi e da una gestione politica deficitaria. La ricerca conclude che, sebbene siano state vendute a proprietà straniere, le grandi aziende italiane continuano ad essere percepite come made in Italy. È davvero solo un problema di percezione? Pensiamo davvero che tutto rimanga invariato nel processo produttivo? Perché questa svendita non avviene anche nei Paesi stranieri?
E' comunque difficile dire no, in un contesto di scenario come quello italiano, di contrazione economica, incertezze per il futuro, alle allettanti offerte di un colosso come Lvmh, che vanta 28,1 miliardi di ricavi, generati anche grazie ai tanti marchi italiani che si sono aggiunti nomi famosi come Louis Vuitton e Celine, Moet et Chandon e Veuve Clicquot. Le acquisizioni non sono casuali, perché il settore del lusso è quello che fa registrare i dati di vendita più alti (a fronte di un +4% complessivo della holding) nonostante il gruppo abbia alzato i listini dei suoi marchi di punta fino al 10%. Tanti mancati introiti per il sistema Italia.
Ma queste aziende potevano sopravvivere nel mercato globale senza far parte di un gruppo del genere? Vendere è certamente vitale per le imprese, ma in tutto questo discorso si sente l'assenza dello S(s)tato, che nulla sembra volere e potere fare per arrestare questa emorragia che sta dissolvendo decenni e decenni di storia, di tradizione, di saper fare che amavamo dire Made in Italy, anzi, vessa sempre più le aziende con una pressione fiscale che sale sale e non si ferma più. Per il mondo ci vantiamo tanto della nostra moda, dei nostri cibi e della nostra creatività, ma ormai tutto questo è e sarà sempre più, grazie ad accordi che si stanno prendendo in questi giorni e si concretizzeranno tra qualche mese, al servizio di proprietà straniere. La fuga del Made in Italy dall'Italia riguarda tutti i comparti economici, dall'abbigliamento, all'alimentare, lusso. Non esiste settore che non sia stato toccato dalle mani delle ricche holding straniere. La strategia di questi gruppi è semplice: acquistare a buon mercato imprese in difficoltà per appropriarsi del notevole valore aggiunto visto che, pur non più italiano al cento per cento, il prodotto italiano vende sempre e comunque, soprattutto all'estero (sufficiente stampare qualche bandierina tricolore sul prodotto et voilà per i non lettori di etichette la dove è imposta tracciabilità, ma questo è altro argomento che meriterebbe altrettanto approfondimento).
I FURONO MARCHI ITALIANI. Barilla compra la francese Harry’s e la svedese Wasa o Luxottica di Leonardo Del Vecchio che compra l'americana Ray-Ban, ma dall'altro Loro Piana viene ceduto alla Luis Vuitton Moet Hennessy (Lvmh), seguendo la fuga all'estero di marchi di moda celebri come Bulgari, Gucci e Valentino.Lvmh è proprietaria anche di altri brand importanti come Emilio Pucci, Acqua di Parma e Fendi; Gucci e Pomellato sono invece sotto il controllo di Kering, ex Ppr, antagonista storico di Lvmh che fa capo alla famiglia di François Henri Pinault, leader della distribuzione di marchi come Fnac e Puma che controlla anche Dodo, Bottega Veneta, Brioni e Sergio Rossi. Il Made in Italy crolla miseramente nella moda, ma va anche peggio al cibo italiano all'estero, questa eccellenza assoluta italiana si divide tra imitazioni che screditano il settore e acquisizioni che dell'Italia lasciano solo il tricolore. Tra i principali acquirenti Unilever, multinazionale anglo-olandese proprietaria dell'Algida, dell'olio d'oliva Bertolli (poi ceduto alla spagnola Sos Cuetara che già controlla Carapelli e Sasso), delle confetture Santa Rosa e del riso Flora. Continuando con la disamina (e senza citare i marchi di grande distribuzione come Auchan e Carrefour), la francese Lactalis ha acquistato la Parmalat e i marchi Galbani e Invernizzi, Cademartori, Locatelli e Président; la Nestlé è proprietaria di Buitoni e Sanpellegrino, Perugina, Motta, l'Antica Gelateria del Corso e la Valle degli Orti; i sudafricani di SABMiller hanno acquisito la Peroni; l'oligarca Rustam Tariko, proprietario della banca e della vodka Russki Standard, ha comprato Gancia; i pelati AR sono nelle mani di una controllata dalla giapponese Mitsubishi. Eppure dopo tutto, si può fare ancora qualcosa, ma la politica del dire dire ridire, deve trasformarsi nel fare, correggere e progre_dire!
abogado-avvocato stabilito, consulente HR
7 annibisognerebbe controllare se, malgrado la proprietà, le teste restano italiane... comunque sono marchi ITALIANI e lo resteranno quali che siano le vicissitudini societarie