Smart working o Home working?

Smart working o Home working?

SMART WORKING O HOME WORKING?  

 

È successo tutto in fretta. Costretti dal dilagare di un virus che ha travolto le nostre quotidianità con una forza imprevedibile, aziende e lavoratori hanno viaggiato avanti nel tempo e si sono dovuti adattare repentinamente a nuove modalità di lavoro. Modalità che, in particolar modo in Italia, erano considerate futuristiche.  

Ciascun lavoratore ha dovuto adibire una parte della propria abitazione, principale o secondaria che fosse, ad ufficio. Il ricorso al cosiddetto smart working è diventato necessario al fine di mantenere continuità ed efficienza a molte attività che possono essere svolte tranquillamente da casa, senza nessuna conseguenza per l’attività stessa.  

 

Però è corretto utilizzare il termine smart working per questa modalità di lavoro?  

E qual è la differenza tra smart working e home working?  

Quanto ne sappiamo veramente?  

 

In realtà l’uso del termine smart working non è corretto. È diventata un’espressione quotidiana e diffusa per indicare una modalità di lavoro che aiutasse a contenere la diffusione del virus, evitando inutili assembramenti negli uffici, grazie al lavoro da casa.  

Questa modalità di lavoro ha invece un nome più specifico e corretto, cioè Home Working.  


Analizziamo le differenze.  

 Home working o Remote Working sono due espressioni che indicano la modalità di lavoro da casa o, in genere, da remoto, cioè da un posto diverso dall’ufficio. Le modalità, le attività e le mansioni sono identiche a quelle che si farebbero in ufficio, solo che vengono svolte semplicemente in luogo diverso. Il lavoratore mantiene quindi le stesse responsabilità e gli stessi obiettivi; gli orari e i giorni in cui prestare la propria attività rimangono invariati.  

Invece con il termine smart working ci si riferisce ad una modalità di lavoro molto più particolare e diversa dall’home working. Luogo e orari di lavoro non sono prestabiliti e vincolati, ma c’è autonomia da parte del lavoratore nella gestione e nella pianificazione delle sue attività. Quest’ultimo lavora con degli obiettivi personalizzati, fissati in accordo con il datore di lavoro e possiede strumenti e tecnologie che rendono il suo operato più funzionale ed intelligente, ossia Smart.  

 

Adesso che è più chiara la differenza tra le due tipologie e che, molti di noi hanno sperimentato i vantaggi del lavoro da remoto, potrebbe essere vantaggioso per tutte le parti coinvolte crederci fino in fondo e iniziare a ragionare in una reale ottica di smart working, riprogrammando le attività dei team di lavoro e ridistribuendo compiti e responsabilità.  

 

Queste nuove modalità di lavoro necessitano di un cambio di mentalità sia per il management che per gli stessi lavoratori.  

Da lato management bisogna favorire la creazione di nuovi approcci e nuovi stili di leadership che devono fondarsi su una maggior fiducia e autonomia dei lavoratori e su una modalità di lavoro indirizzata al raggiungimento di obiettivi e risultati, in accordo tra le parti.  

I lavoratori, dal loro lato invece, devono imparare a gestire la loro attività e la loro autonomia, ad autodisciplinare sé stessi verso una modalità di lavoro che conferisce loro libertà spazio temporali.  

È un lavoro di squadra virtuoso, dove la fiducia e le responsabilità verso la propria mansione e verso il raggiungimento dei propri obiettivi sono fondamenta imprescindibili. 

Nicola Demaria

geometra presso Studio Tecnico di Progettazione Geom. Nicola Demaria

4 anni

Molto interessante, anche se credo che la maggioranza delle persone non siano ancora pronti ad un livello così alto di responsabilità e di organizzazione personale delle attività quotidiane. Forse sarebbe il caso di formare i lavoratori con procedure ed atteggiamenti da tenere quotidianamente su questa nuova tipologia di lavoro da remoto; soprattutto perchè le distrazioni in ambito famigliare sono tante.

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